A Roma protagonista il vino
. Per questo devo sinceramente complimentarmi con Ian D’Agata. Convegni, degustazioni, interviste, traduzioni in tre lingue.. insomma una macchina da Guerra (in senso positivo) che si muoveva a suo agio passando da una lingua all’altra ed ad un evento all’altro. Ho personalmente fatto I complimenti ad Ian chiedendo il segreto di questa forza (particolare: si partiva alle dieci di mattina per arrivare alle undici di sera)! Ma oltre a questo è sicuramente emersa una capacità professionale dello stesso Ian e dei numerosi relatori che si sono alternati oltre che del patron del MIWF Kocher ed il suo staff. Fatta questa doverosa premessa entriamo nel merito della manifestazione. Anche Paolo Valdastri e Riccardo Margheri descriveranno le degustazioni ed I convegni che loro hanno seguito (oggi pubblichiamo già l’articolo di Paolo sul convegno del Franc).
Io parto invece dalal degustazione di Cà del Bosco con la verticale dell’Anna Maria Clementi. Che dire! Come inizio è stato veramente entusiasmante con le seguenti annate presentate: 2001, 1998, 1995, 1993, 1990, 1988, 1984, 1979. Complessivamente una verticale di notevole interesse con alcune eccellenze enologiche. Si parte dalla 2001 che si mostra strepitosa al anso: note di lsavia, pulizia estrema complessità, ampio, balsamico, lieviti croccanti. Una boccapulita e piena con sapidità finale che allunga il vino e lo rende piacevolissimo. Leggermente più bananoso il 1998, più caldo, ma decisamente un ottimo prodotto. Interessante, ma meno intragante il 1995. Splendido il 1993. Cipria, salvia, naso delicato e suadente, pan brioche, florelaità rosate. Boca con spinta acida importante, saporito, bella sapidità, fruttuoso. Un po’ più stanco invece il 1990 rispetto alla batteria servita così come l’88 e l’84. Grandioso per il portamento il 1979.
A seguire, un attimo di riposo e poi via alla verticale di Mastroberardino. 2003 Riserva, 2001 Riserva, 1999 Riserva, Riserva 130 del 99; 1997 Riserva; 1980, 1977 e 1969. Siamo di fronte ad un’azienda che ha fatto e sta contribuendo a fra conoscere il Taurasi nel mondo. La qualità media della verticale è decisamente alta anche se spiccano il 2001 dove la potenza del vino è perfettamente integrata da acidità e sapidità ed un tannino notevole. Un gradino sopra ancora sia la 99 che la 97 con nasi differenti tra loro ma di armoniosità e sfumature mediterranee piene e longeve. Bocche vibranti e di gradevolezza estrema.
Terminata la degustazione, un po’ di giro tra I banchi a salutare amici produttori ed appuntamento al sabato mattina.
Il sabato dopo il bel convegno sul cabernet franc ecco una bella degustazioni di Etna Rosso tra cui numerose realtà di questo territorio emergente. Interessante il Musmeci 2007 di tenuta di Fessina, Il Feudo 2007 di Girolamo Russo, l’Outis 2006 di Biondi e il Quota 600 2004 di Graci.
Tra I banchi il pomeriggio oltre agli assaggi (ripassi doverosi) delle aziende che seguiamo da tempo, come Le Macchiole, Boscarelli, Badia a Coltibuono, Podere Forte, anche un’ocassione per provare altre realtà. Molto interessante il Fiorduva 2008 di Marisa Cuomo, decisamente superlativo. Interessante scoperta (grazie all’amico Alessandro Mori de Il Marroneto – brunello tra I miei preferiti) l’azienda siciliana Feudo Montoni con un bel cataratto ed un interessante nero d’avola di grande piacevolezza. Sempre in crescita Cantina S. Andrea che vedo migliorare anno dopo anno. Assaggio completo da Marco Carpineti che ci stupisce con un metodo classico a base di Bellona. Conferme dal Moro e dal Dythirambus; molto interessante il nuovo rosato. Finale con Sciacchetrà di Buranco: una sicurezza!
Domenica convegno sui Riesling, qualche altro passaggio di riassaggi delle aziende degustate e ritorno a casa (stavolta senza neve).
Doveroso, però, anche scendere nei numeri. Ricordiamo i tre convegni scientifici dedicati ai 3 grandi vitigni (Sangiovese, Cabernet Franc e Riesling) e 27 degustazioni verticali: da Delia Viader e il suo Cabernet della Napa Valley a Angelo Pavan con i Riesling di Cave Spring Cellar dal Canada e poi verticali di Sassicaia, Redigaffi, Paleo, Chianti Classico di Badia a Coltibuono. Tra i vini hanno entusiasmato il Brunello di Montalcino del Poggione 1955 per la particolare giovinezza a conferma della potenzialità del territorio di Montalcino, il vino della Loira del 1934 per la vivacità nonostante l’età, mentre l’ultimissimo degustato rimane una star di eccezione: Château d’Yquem 1981 dalle note dolci di miele e zafferano. I 2389 visitatori, prevalentemente operatori, hanno dichiarato entusiasticamente: “A Roma mancava una manifestazione sul vino di questo spessore con temi interessanti, convegni importanti, degustazioni appassionanti e non avevamo mai visto tante aziende italiane di qualità tutte assieme”.
RG


