L'Aglianico del Volture oggi: realta' di oggi e sfide per il domani. Una conferenza e una degustazione per comprendere meglio le potenzialita' di questo vitigno
La conferenza, infati, ha visto come moderatori e relatori Ian
D'Agata, direttore dell'International Wine Academy of Roma e reposnabile
in Italia per Steven Tanzer's International Wine Cellar e curatore della
Guida D'Agata e Comparini I vini Migliori d'Italia e Massimo Claudio
Comparini vice direttore della Wine Academy.
"Bisogna partire dal concetto che l'Aglianico e' uno dei tre piu' importanti vini d'Italia" ha detto introducendo D'Agata.
Dopo i saluti di Tonio Michele Bufano, presidente della Comunita' montana del Vulture che ha posto l'accento sulla valorizzazione del territorio anche grazie al prodotto vino, D'Agata ha ricostruto la storia di questo vitigno facendo un excursus anche su documenti di fine Ottocento.
A Massimo Castellani, delegato Ais dei Firenze, il compito di far scoprire ai presenti la notevoli possibilita' di abbinamento tra l'Aglainico ed il cibo, stuzzicando l'appetito dei presenti con piatti della tradizione lucana, ma anche toscana.
"Il vino italiano cresce in Inghilterra, ma il problema rimane la conoscenza - ha detto Filippo Bartolotta collaboratore di Decanter Magazine -". Bartolotta ha condotto un'indagine in Inghilterra sul messaggio e la conoscenza del prodotto, traendone dati molto interessanti dai quali emerge la necessita' di comunicare meglio l'Aglianico specie nella grande distribuzione dove questo e' scarsamente presente.
Meglio la situazione nella ristorazione dove il medesimo viene presentato come "Barolo del Sud" da un pubblico di esperti che grazie al taste ne divulgano la conoscenza.
"Dal punto di vista commerciale - ha spiegato Bartolotta - il vino e'conosciuto nell'on trade e poco nell'off trade. Bisogna, quindi, lavorare la comunicazione".
Attenzione al mantenimento dello stile Aglianico e' stato, invece, il messaggio che ha lanciato Fabio Turchetti, giornalista del Messaggero e docente Slow Food.
Si e trattato di un'iniziativa inportante che ha visto coinvolti anche 24 aziende. Un plauso a questi produttori che hanno fatto un passo in avvanti verso un modo nuovo di comunicare "esportando" il loro Aglianico a Firenze. Interessante anche il banco di assaggi, infatti, che e' stato aperto al pubblico di appassionati e neofiti che hanno rimepito la sala con curiosita'.
Per quanto mi riguarda personalmente ho "saggiato" per il Corriere un cinquanta per cento dei produttori presenti scoprendo realta' interessanti che credo debbano essere seguite da vicino.
La degustazione mi e' servita sopratutto per farmi un'idea in generale della produzione del Vulture, con la possibilita' di avere una serie di etichette da poter confrontare che mi hanno dato modo di ampliare alcune considirazioni sul vitigno e sulla Doc in questione.
Nel prossimo futuro mi sono ripromesso di approfondire ancora di piu' questo vitigno.
Nel tour di sabato da ricodare le etichette degustate: Cantine di Venosa con il Terre di Orazio 2003 ed il Madrigale dello stesso anno; il Don Giustino 2003 e il Carteggio 2003, delle Cantine del vulture. Il Titolo dell'azienda Fucci. Ma ancora il Gocce di San Martino 2002 delle Cantine Templari ed il Carpe Diem dei Viticoltori associati del Vulture. Vigne di Mezzo dei Feudi di San Gregorio ed il Basilisco 2002 dell'omonima azienda agricola. Vultur 2003 e Divinus 2001 di Terre dei Re; Synteshis 2003 e Don Anselmo 2001 di Paternoster. Macari' 2003 e Macarico 2003 di Macarico.
Nel complesso una serie di prodotti di qualita' con una linea di etrritorialita' decisa, precisa e molto varietale con le particolrita' che ogni azienda mette nella produzione. La linea che emerge e' che l'Aglianico del Vulture e' un vino che ha bisogno di riposare un po' nel bicchiere per esprimersi al meglio dopo qualche tempo. Sicuramente concordo con chi ha affermato che questo vitigno sia un prodotto da invecchiamento.
A breve, spero, cureremo uno speciale Aglianico...
"Bisogna partire dal concetto che l'Aglianico e' uno dei tre piu' importanti vini d'Italia" ha detto introducendo D'Agata.
Dopo i saluti di Tonio Michele Bufano, presidente della Comunita' montana del Vulture che ha posto l'accento sulla valorizzazione del territorio anche grazie al prodotto vino, D'Agata ha ricostruto la storia di questo vitigno facendo un excursus anche su documenti di fine Ottocento.
A Massimo Castellani, delegato Ais dei Firenze, il compito di far scoprire ai presenti la notevoli possibilita' di abbinamento tra l'Aglainico ed il cibo, stuzzicando l'appetito dei presenti con piatti della tradizione lucana, ma anche toscana.
"Il vino italiano cresce in Inghilterra, ma il problema rimane la conoscenza - ha detto Filippo Bartolotta collaboratore di Decanter Magazine -". Bartolotta ha condotto un'indagine in Inghilterra sul messaggio e la conoscenza del prodotto, traendone dati molto interessanti dai quali emerge la necessita' di comunicare meglio l'Aglianico specie nella grande distribuzione dove questo e' scarsamente presente.
Meglio la situazione nella ristorazione dove il medesimo viene presentato come "Barolo del Sud" da un pubblico di esperti che grazie al taste ne divulgano la conoscenza.
"Dal punto di vista commerciale - ha spiegato Bartolotta - il vino e'conosciuto nell'on trade e poco nell'off trade. Bisogna, quindi, lavorare la comunicazione".
Attenzione al mantenimento dello stile Aglianico e' stato, invece, il messaggio che ha lanciato Fabio Turchetti, giornalista del Messaggero e docente Slow Food.
Si e trattato di un'iniziativa inportante che ha visto coinvolti anche 24 aziende. Un plauso a questi produttori che hanno fatto un passo in avvanti verso un modo nuovo di comunicare "esportando" il loro Aglianico a Firenze. Interessante anche il banco di assaggi, infatti, che e' stato aperto al pubblico di appassionati e neofiti che hanno rimepito la sala con curiosita'.
Per quanto mi riguarda personalmente ho "saggiato" per il Corriere un cinquanta per cento dei produttori presenti scoprendo realta' interessanti che credo debbano essere seguite da vicino.
La degustazione mi e' servita sopratutto per farmi un'idea in generale della produzione del Vulture, con la possibilita' di avere una serie di etichette da poter confrontare che mi hanno dato modo di ampliare alcune considirazioni sul vitigno e sulla Doc in questione.
Nel prossimo futuro mi sono ripromesso di approfondire ancora di piu' questo vitigno.
Nel tour di sabato da ricodare le etichette degustate: Cantine di Venosa con il Terre di Orazio 2003 ed il Madrigale dello stesso anno; il Don Giustino 2003 e il Carteggio 2003, delle Cantine del vulture. Il Titolo dell'azienda Fucci. Ma ancora il Gocce di San Martino 2002 delle Cantine Templari ed il Carpe Diem dei Viticoltori associati del Vulture. Vigne di Mezzo dei Feudi di San Gregorio ed il Basilisco 2002 dell'omonima azienda agricola. Vultur 2003 e Divinus 2001 di Terre dei Re; Synteshis 2003 e Don Anselmo 2001 di Paternoster. Macari' 2003 e Macarico 2003 di Macarico.
Nel complesso una serie di prodotti di qualita' con una linea di etrritorialita' decisa, precisa e molto varietale con le particolrita' che ogni azienda mette nella produzione. La linea che emerge e' che l'Aglianico del Vulture e' un vino che ha bisogno di riposare un po' nel bicchiere per esprimersi al meglio dopo qualche tempo. Sicuramente concordo con chi ha affermato che questo vitigno sia un prodotto da invecchiamento.
A breve, spero, cureremo uno speciale Aglianico...
Data di pubblicazione: 29/01/2006


