Alla scoperta dei Colli Euganei
Avvicinandosi ad Arquà Petrarca - qui il sommo poeta aretino trovò pace dopo una vita errabonda - ecco finalmente i vigneti, non invasivi come in molte altre zone vinicole. L’impressione prima è quella di trovarsi in una terra senza tempo. Certo, i ripetitori del monte Venda sono lì a ricordarci l’obolo che va necessariamente versato alla tecnologia. Un po’ inquietanti, te li ritrovi dietro ogni curva. Pazienza. Dobbiamo parlare di vino, non filosofeggiare sui bei tempi andati.
Già, il vino. Possiamo ammettere che ad una prima occhiata delle tipologie siamo stati un poco prevenuti? Possiamo, anche perché le piacevolissime sorprese ci hanno fatto ricredere. I “soliti” cabernet, merlot, chardonnay… Certo, c’è il Serprino, la frizzante risposta locale al Prosecco. Certo, c’è la nuova Docg Fior d’Arancio, il moscato giallo nelle tre declinazioni spumante, secco e passito. Vediamo. L’occasione è l’educational organizzato in concomitanza con la premiazione dei migliori vini bianchi “Selezione Consorzio” nell’ambito di “Vini Euganei a primavera”.
Il primo impatto è positivo: gente aperta e cordiale, e il Presidente del Consorzio Antonio dal Santo parla subito chiaro a proposito del Serprino, la porta di sbarramento locale all’invasione del Prosecco, e non nasconde l’orgoglio per la Docg al Fior d’Arancio. La cena di gala è l’occasione per assaggiare i vini bianchi premiati: alcuni Serprino stupiscono per le note floreali, certo non sono vini impegnativi, tutt’altro, né lo vogliono essere. Prendiamo confidenza con i primi nomi di aziende: Ca’ Orologio, La Montecchia, lo stesso Dal Santo… diciamo che questi bianchi, abbinati alle specialità gastronomiche locali, sono un buon antipasto per i rossi che andremo a degustare il giorno dopo.
Guidati da Lisa, factotum del Consorzio competente e affabile, prendiamo sempre più confidenza con i profili delle colline mentre il pulmino avanza sicuro. Non può mancare Vignalta, cantina pluripremiata, poi Il Mottolo, Il Filò delle Vigne, e cominciamo a capire l’interpretazione del taglio bordolese in versione euganea, con i terreni vulcanici e calcareo/marnosi che elargiscono ai vini migliori note tutt’altro che banali, nel rispetto delle personalità dei singoli produttori. Come non citare un grande Gemola, per esempio, merlot e cabernet franc dal grande potenziale di invecchiamento, o l’intrigante syrah Agno Tinto, sempre di Vignalta. E le note di macchia mediterranea del Borgo delle Casette del Filò delle Vigne? Il Serro del Mottolo, ricco di frutto integro? Lo spettacolare, armonico Scarlatto di Vigna Roda? Il più ruspante ma non meno interessante merlot Rocca Chiara di Borin?
Accidenti, altro che i “soliti” tagli bordolesi. Dimenticatevi le banalità provenienti da Paesi senza storia vinicola, qui siamo in un altro mondo. D’altra parte, merlot e cabernet allignano in zona da centocinquant’anni, ne hanno avuto di tempo per radicarsi ed esprimere al meglio lo spirito del terroir.
Stanchi ma felici, lasciamo a malincuore queste colline belle e ospitali. Un altro angolo delle mille fantastiche Italie che si raccontano con la propria storia, la propria cultura e, naturalmente, con il proprio patrimonio enogastronomico.
Francesco Beghi
Foto a cura di Giuseppe Sboarina
© 2011 Foto G Sboarina


