Proposta di riforma Ocm: le reazioni
Riforma Ocm: L’impianto della proposta di riforma dell’Ocm vino formalizzato dalla Commissione guarda al mercato, di conseguenza l’imprenditoria vinicola italiana che si riconosce nella Confederazione Italiana della Vite e del Vino (l’anima politica dell’Unione Italiana Vini) esprime moderata soddisfazione per una filosofia capace anche di scelte coraggiose come l’eliminazione dell’uso del saccarosio. “Al tempo stesso però - precisa Andrea Sartori, presidente della Confederazione - non condividiamo l’idea di riportare l’indicazione di vitigno e di annata sull’etichetta dei vini da tavola e richiamiamo l’attenzione sulla delicata questione della liberalizzazione degli impianti, che dovrà comunque essere ‘guidata’ affinché non sconvolga gli assetti di mercato. In merito alla nuova impostazione sulle denominazioni d’origine, si deve assolutamente evitare il rischio di smontare un impianto che in Europa vanta oltre 200 anni di storia e che è parte essenziale della nostra cultura”.
Decisamente positivo il capitolo “promozione”, ma bisognerà prestare particolare attenzione alla questione fondi disponibili anche per il mercato comunitario.
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Bruxelles, il 4 luglio 2007. Riuniti a Bruxelles in occasione della presentazione del progetto di riforma dell’OCM vino della Commissione europea, i produttori di vini a denominazione spagnoli, francesi, italiani e portoghesi si rammaricano che le buone intenzioni della Commissione nei confronti dei vini di qualità non si traducano concretamente nel progetto di testo legislativo. Ritengono che questo progetto sia pericoloso per il settore.
L’ANDOVI, la CNAOC, la CONFERENCIA, la FEDERDOC e l’IVDP[1] criticano la Commissione e la definizione molto vaga della denominazione di origine del testo legislativo. Per la Commissione, l’origine delle uve basterebbe a conferire la denominazione d’origine, poco importa il luogo di trasformazione delle uve in vino. “Questa proposta non è accettabile perché rimette in discussione più di 200 anni di storia : dobbiamo mantenere un legame forte con il territorio e respingere l’idea che la vinificazione possa farsi a centinaia o migliaia di chilometri dalla zona di raccolta delle uve.” incalza Riccardo Ricci Curbastro, Presidente della FEDERDOC.
Le cinque organizzazioni si oppongono alla proposta di liberalizzazione degli impianti a partire dal 2014. Potrebbe portare ad un incremento di 1 milione di ettari di vitigno europeo a denominazione d’origine. “La libertà di impianto rischia di destabilizzare il mercato dei vini a denominazione d’origine, i quali non saranno al riparo da sovra produzione, crollo dei prezzi e a lungo termine potrà minare gli sforzi qualitativi compiuti” dichiara Christian Paly, Presidente della CNAOC.
Ferventi difensori di una politica di riconquista dei mercati, di comunicazione e di ristrutturazione della filiera, i professionisti denunciano la mancanza di ambizione della Commissione. Sono sorpresi della proposta in materia di promozione: un budget limitato di 120 milioni di euro per la promozione nei paesi terzi e un budget ridicolo di 3 milioni di euro per la promozione sul mercato UE. “Siamo molto delusi per la scarsità di mezzi che la Commissione attribuisce alla filiera per porsi in maniera offensiva sui mercati. Abbiamo l’impressione che la Commissione non misuri la portata della posta in gioco. A titolo esemplificativo, il mercato interno rappresenta da solo il 67% del mercato mondiale” afferma sorpreso Joaquim Madeira, Presidente dell’ANDOVI.
Pur riconoscendo che la Commissione ha migliorato il testo legislativo, i produttori ricordano che la proposta in materia di protezione e di difesa delle DO deve essere rafforzata. “Non capiamo perché la Commissione autorizzi la registrazione di vini con indicazioni geografiche di paesi terzi che sono in conflitto con delle denominazioni di origine europee di prestigio. Allo stesso modo, è inconcepibile permettere alle marche c.d. note di opporsi alla registrazione di una denominazione d’origine e di negare questa possibilità alle denominazioni d’origine note”, insiste Jorge Monteiro, Presidente dell’IVDP.
“Per i professionisti, il miglioramento della competitività non può farsi a danno della politica di qualità. La visione troppo liberale della Commissione nocerà alla reputazione e all'avvenire dei vini a Denominazione di Origine. Noi esigiamo il mantenimento del principio di interdizione di nuovi impianti che è una delle pietre angolari del modello europeo delle Denominazioni di Origine, un modello che ha dimostrato la sua efficacia. Chiediamo dunque alla Commissione di rivedere il suo progetto, prevedendo degli strumenti più efficaci in tema di gestione del potenziale di produzione e misure appropriate per il rafforzamento della definizione e della protezione della Denominazione di Origine, oltre che mezzi più importanti per la promozione", conclude Victor Pascual, Vice Presidente della CONFERENCIA.
[1] Associação nacional das denominações de Origem vitivinicolas (Portugal); Confédération nationale des producteurs de vins et eaux-de-vie de vin à appellations d’origine contrôlées (France) ; Conferencia Española Consejos Reguladores Vitinicolas (Espagne) ; Confederazione nazionale dei consorzi volontari per la tutela delle denominazione di origine (Italie) ; Instituto dos Vinhos do Douro e do Porto (Portugal)


