Vinitaly: cresce l'ottimismo
La 41° edizione del Vinitaly sta per aprire i battenti all'insegna delle più grandi aspettative, date le indicazioni più che positive per il business del settore dell'anno in corso.
La fiducia delle aziende vitivinicole più importanti del settore si riscontra anche dai risultati dei sondaggi che vedono per un 44% che il 2007 sarà un anno positivo, e la stessa percentuale lo reputa in prospettiva abbastanza positivo, mentre il restante 12% si aspetta un 2007 molto positivo.
Guardando “in casa” propria, le aziende non cambiano sostanzialmente le loro previsioni: il 56% si aspetta un 2007 positivo, il 35% molto positivo e il 9% abbastanza positivo, in virtù di previsioni sul fatturato 2007, che indicano, a grande maggioranza (87%), che percentualmente ci sarà una buona/ottima crescita (con un range che va dal 5% al 20%); solo per il 13% delle aziende, il fatturato 2007 resterà stabile (su quello 2006).
«L’export 2006 tocca quota 3 miliardi e 200 milioni di euro secondo i più recenti dati Istat – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale Veronafiere - . Ciò significa che in termini di valore è cresciuto di oltre il 6-7% sull’anno precedente. Già il Vinitaly 2006, con i primi due giorni in cui avevamo registrato un 15% in più di presenze di buyer, segnalava che il mercato era in forte ripresa. Il 2007 si annuncia altrettanto interessante. Le importanti iniziative dedicate agli incontri business to business nell’ambito della rassegna, il crescente interesse sia di espositori che di visitatori esteri (33 mila da 101 Paesi nell’ultima edizione, ndr) e il tour mondiale, iniziato con ritorni molto importanti in termini di contatti e contratti in gennaio a Mumbay e New Delhi, e che proseguirà a maggio in Russia a Mosca e San Pietroburgo, in ottobre negli USA a Chicago, San Francisco e Los Angeles, in novembre in Giappone (Tokyo) e Cina (Shanghai), ci portano ad essere molto ottimisti sull’andamento delle vendite»
Anche l'export sta avendo un vero e proprio boom, confermato sempre dalle più importanti cantine d'Italia, con una maggioranza "bulgara" che tocca il 95%. Solo il 5% delle aziende “sondate” si aspetta invece una stabilità sul 2006, che peraltro ha fatto segnare un significativo aumento percentuale sul 2005 che tocca quasi il 10%.
Tanto ottimismo si è diffuso soprattutto grazie ai vini che hanno una fascia di prezzo che va dai 5 ai 15 euro, indicati da ben il 57% del campione come i prodotti più venduti; il 30%, invece, vede crescere la domanda dei vini che hanno un costo tra i 15 e i 30 euro; cresce la vendita anche dei vini che costano fino a 5 euro, come affermato dal 13% delle aziende intervistate.
Tanti i Paesi/mercati importanti per l'export dei vini italiani: al primo posto ci sono gli Stati Uniti (indicati dal 35% delle aziende), al secondo la Gran Bretagna (20%), al terzo la Russia (20%), al quarto il Canada (15%) e al quinto il Giappone, a pari merito, con l’India (5%). A questa speciale classifica, si contrappone quella dei Paesi/mercati che non costituiscono ancora una grande fonte di reddito per i vini italiani: la Germania, un tempo fra i “clienti” di riferimento per le imprese vitivinicole italiane, è al primo posto con un 35%, seguita dalla Francia (30%), dalla Cina (15%), che sorprendentemente non sembra ancora essere entrata a pieno regime nei meccanismi commerciali delle aziende, dalla Svizzera e dall’Italia (10%), che resta ancora un mercato un po’ in difficoltà.
Per quanto riguarda il canale di vendita per queste aziende vitivinicole, il migliore resta l'horeca (hotel/ristoranti/catering) con il 45% delle segnalazioni; seguito da enoteche/wine bar (35%), grande distribuzione (15%) e, per ultimo, la vendita diretta (5%). Come al solito, contrapposti ai canali di vendita più efficaci, ci sono anche quelli che risultano meno incisivi: in testa, per il 36% delle aziende sondate, c’è la grande distribuzione, seguita da enoteche/wine bar (28%), horeca (25%) e vendita diretta (11%).
Anche se all'insegna dell'ottimismo, gli imprenditori del vino non perdono il contatto con la realtà. Il presente e il futuro infatti, rimangono molto incerti, in quanto il mercato del vino non è ancora uscito dalla crisi che lo ha attanagliato gli anni precedenti. Ed ecco allora le aziende stilare una sorta di “classifica” delle preoccupazioni più impellenti che vede ai primi tre posti la possibilità di perdita della nostra competitività internazionale (per il 31% del campione), la ancora persistente debolezza nei consumi (26%) e la concorrenza dei Paesi del Nuovo Mondo (17%); seguono le incognite politico-economiche (13%), una generica incertezza sul futuro (10%) e, da ultimo, problemi valutari (3%).
Cosa è possibile fare quindi, per rafforzare la concorrenzialità del vino "made in Italy"? Tra le proposte c'è l'opportunità di aumentare gli investimenti sulla formazione e quelli rivolti alla conquista dei nuovi mercati; la riconsiderazione delle politiche di promozione attuate dal nostro Paese attraverso un piano unitario; un avanzamento legislativo del comparto sia in sede comunitaria che nazionale, per snellire i pesanti obblighi burocratici del settore vitivinicolo.


