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Visioni da Enologica a Faenza

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“In Emilia Romagna il mangiare e bere vino sono inestricabilmente e sacralmente congiunti”, lo ha detto lo scrittore e regista Mario Soldati nell’autunno del 1970. La stessa citazione è stata utilizzata per riassumere lo spirito della 12° edizione di Enologica, il salone del vino e del prodotto tipico dell’Emilia Romagna, tenutosi a Faenza (Ravenna) dal 20 al 23 novembre.


“Siamo molto contenti di quanto realizzato quest’anno”, questo il primo commento di Giorgio Melandri, curatore della manifestazione, intento nell’organizzazione dell’ultima giornata dedicata esclusivamente all’incontro tra produttori e ristoratori dell’intero territorio regionale.
“La nostra soddisfazione trova riscontro nelle sei mila presenze che abbiamo visto giungere in questi tre giorni, il 20 per cento in più rispetto al 2008. E anche nella giornata dedicata ai ristoratori, abbiamo avuto presenze per 400 attività – continua Melandri – Enologica, edizione dopo edizione, si sta scrollando di dosso l’etichetta di evento ‘locale’, relegato al territorio del ravennate, assumendo sempre più una dimensione regionale. Questo raggiunto, è un obiettivo importante. Riuscire a riassumere in un unico punto tutte le eccellenze enologiche e gastronomiche
 di una regione, è un fatto raro in Italia”.
L’osservazione e la volontà di Melandri, trovano riscontro nelle parole di Filippo Manetti titolare dell’azienda vitivinicola “Vigne di San Lorenzo” situata a Campiume di Brisighella, cittadina collinare a pochi Kilometri da Faenza. “Il difetto della Romagna, ma forse di ogni regione italiana – spiega Filippo – è che si fa e si beve il proprio vino senza farlo muovere più di tanto neppure nella regione stessa. A volte spediamo qualcosa all’estero, ma poco viene portato nelle altre regioni. Sarebbe interessante attirare visitatori di altre regioni, facendoli convergere tutti in un momento come questo. Un momento d’incontro nel territorio per il territorio, dove si possa assaporare non solo il vino, ma anche il luogo dove nasce. Quest’anno – conclude il viticoltore brisighellese – la mia aspettativa è stata in parte soddisfatta, nel momento in cui ho visto più numerose le presenze non romagnole”.
Ma la formula dell’evento eno-gastronomico, punto d’incontro e di messa in mostra della ‘cultura’ e della tradizione di un territorio, ha davvero avuto l’impatto sperato sui visitatori di Enologica?
Il punto di vista degli espositori non è omogeneo. Muovendosi tra gli stand delle 130 aziende presenti, i pareri sono risultati differenti, anche se convergono su un unico punto: un pubblico sempre più giovane.
“Giovani e giovanissimi. Tra i 20 e i 35 anni perlopiù – racconta Simona dello staff marketing di San Patrignano, notissima società agricola cooperativa sociale, che si estende nel riminese – pochissimi attenti alla qualità di ciò che vengono a bere, quasi tutti qui per trascorrere un momento ludico”.
Non la pensa allo stesso modo Roberto Incerti, responsabile commerciale della “Tenuta Pandolfa”, azienda vitivinicola di Fiumana di Predappio (Forlì). “Lo stupore che questa edizione di Enologica ha suscitato in me, è dovuto alla presenza di numerosi giovani attenti e già orientati sulla qualità dei vini che si avvicinano ad assaggiare. – continua ancora Roberto – Molti, infatti, chiedono le riserve, già conoscono i nostri vini. E’ segno di una cultura enologica che ultimamente si stava perdendo”.
A fronte di questa testimonianza, sarà vera la constatazione che alcune organizzazioni agricole hanno diffuso, secondo la quale gli italiani in tempi di fitta preoccupazione dovuta alla crisi ed alla sempre più frequente diffusione dei test anti-alcool, il famoso ‘palloncino’, scelgono di bere meno, ma meglio?
Il signor Farolfi, esperto distributore di bevande su tutto il territorio regionale esprime il suo parere: “Direi che la crisi si è sentita e continua a farsi sentire, forte e chiara, sul fronte dei produttori e di noi distributori. Meno soldi in circolazione e il timore degli alcool test spingono la gente a consumare meno vino. – spiega ancora – Nei periodi d’oro, in cui le vendite andavano più che bene, ci si approfittava anche della situazione, vendendo il vino anche a molto più di quel che si doveva. Insomma…capita anche questo nel mondo del benessere. Ora le cantine si sono dovute ridimensionare parecchio e, parlando dell’ingrosso, non si va oltre i 30 centesimi al litro per lo sfuso. – conclude Farolfi – Per il vino di alta qualità, invece, notiamo che la gente si muove proprio alla ricerca del  vino buono e almeno in questo, ora troviamo quella soddisfazione che altre volte trovavamo solo in tasca”.
Differenti anche le considerazioni sulla qualità dei vini prodotti in quest’annata. Nella regione la produzione è stata minore rispetto al 2008, ma considerata in generale di ‘ottima qualità’. Approfondendo le esperienze, i produttori evidenziano che questo andamento è stato a macchia di leopardo sul territorio emiliano romagnolo.
“Le condizioni climatiche sui colli forlivesi non sono state favorevoli quest’anno – racconta Incerti della Tenuta Pandolfa – Dal canto nostro, è andata meglio nel 2008. La mancanza d’acqua nel periodo compreso tra luglio e settembre è andata ad incidere sulla qualità dei nostri prodotti. Speriamo di essere più fortunati nel 2010”.
Da Imola e dal fronte emiliano in genere si avverte, invece, grande soddisfazione: “Magari ogni anno fosse come questo!”, esclama Enrico Scheda, responsabile Marketing dell’azienda “Tremonti Sant’Anna” di Imola. “Potremmo definire questa appena trascorsa la stagione perfetta del viticoltore. Sulle nostre colline è andata bene”.

Antonella Falco

Data di pubblicazione: 30/11/2009
La commission agricoltura della regione in visita a Bolgheri
Il 9 giugno la seconda Commissione del Consiglio Regionale, ovvero quella che si occupa di agricoltura e sviluppo rurale, ha visitato il territorio di Bolgheri ed alcune aziende di produzione vitivinicola. La visita, concordata ed organizzata in collaborazione con il Consorzio di Tutela, ha avuto scopi puramente tecnici, al fine di permettere al Presidente Loris Rossetti e ad alcuni consiglieri tra i quali Enzo Brogi e Pier Paolo Tognocchi, di disporre di una visione approfondita della realtà produttiva locale e delle problematiche legate al settore vino.

Cari appassionati, parte oggi il giro tra i vini dell'arcipelago. Oggi voglio parlarvi dell'Isola del Giglio. Un' isola meravigliosa, aspra, viva che si accende in estate e si chiude in inverno custodita dai suoi fedeli abitanti.

Il termine “Lido” identifica un lembo di terra o spiaggia pianeggiante, parallelo alla costa, dove arrivano ad infrangersi le onde del mare. E’ ovvio che in una Penisola come la nostra bella Italia, di Lidi, se ne trovano una quantità a dir poco infinita. La definizione “Lido” apre, nell’immaginario comune, scenari di luoghi accoglienti e vacanzieri, ricchi di ombrelloni e di ogni qualsivoglia piacevole intrattenimento. Tanto è vero ciò che, sulle grandi e lussuose navi da crociera, il luogo all’aperto dove sono ubicate le piscine con le annesse attrezzature ludiche si chiama “Ponte Lido”.
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