Caratterizzazione molecolare, morfologica e qualitativa di alcuni Vitigni minori delle Colline Pisane
Candidato : Eleonora Ducci
Relatore : Prof. Giancarlo Scalabrelli
Correlatore : Prof. Gianpaolo Andrich
Corso di Laurea : Scienze e Tecnologie Vitivinicole
Titolo dell’elaborato finale : Caratterizzazione molecolare, morfologica e qualitativa di alcuni
Vitigni minori delle Colline Pisane
Riassunto :
Il Dipartimento di Coltivazione e Difesa delle Specie Legnose “ G. Scaramuzzi”, ha redatto nel
2001 un progetto di ricerca per la valorizzazione di vitigni minori a bacca nera della Provincia di
Pisa . La valorizzazione del germoplasma viticolo, nel caso specifico della Toscana , è molto
importante sia per evitare l’erosione genetica sia per assicurare la persistenza di vitigni portatori di
caratteri di tipicità. Nell’ambito di tale progetto si colloca questo studio che ha come scopo la
comparazione attraverso indagini morfologiche, molecolari e qualitative di vitigni locali delle
Colline Pisane quali: l’ “ Abrusco”, la “Canina”, il “ Giacomino” , il “Grand Noir”, l’ “ Oliva” ,
il “Santo Stefano” e l’ “Uva Vecchia”, tutti impiantati nel vigneto sperimentale realizzato presso
l’Azienda Poggio al Casone della Castellani S.p.a in Crespina. Su Oliva e Giacomino è stata fatta
una prova di defogliazione all’allegagione . E’ stata compiuta l’analisi delle principali
caratteristiche ampelografiche e la genotipizzazione attuata per mezzo dell’analisi del polimorfismo
di 10 loci microsatellitari (SSR), al fine di chiarire eventuali casi di sinonimia e omonimia nonché
eventuali parentele con altri vitigni di diversa provenienza. Allo stadio di invaiatura e di maturità
sono stati presi campioni di acini sui quali, dopo aver determinato il peso fresco, sono state
prelevate porzioni di tessuto epidermico sottoposte successivamente all’osservazione morfologica
in vivo e di sezioni fini realizzate previa fissazione (FAA) ed inclusione del materiale in Histoplast .
I preparati istologici tal quali senza colorazioni, sono stati esaminati al microscopio ottico , con
ingrandimenti variabili tra x 100, x 200 e x 400, rilevando le seguenti caratteristiche: spessore
dell’esocarpo, numero degli strati dell’epidermide e dell’ipodermide e forma delle cellule. Per
individuare il momento migliore per la vendemmia sono stati eseguiti campionamenti e analisi in
laboratorio con l’intanto di valutare l’andamento degli zuccheri, dell’acidità , del pH e dei
polifenoli. Da ultimo sono state effettuate analisi in laboratorio per la determinazione delle
caratteristiche dei mosti ed una degustazione dei vini ottenuti dalle microvinificazioni. Per quanto
riguarda l’analisi molecolare è emerso che esiste un caso di sinonimia tra i vitigni “ Canina”,
“Oliva”,” Uva Vecchia”e “ Fortana CAB 13”; un altro caso di sinonimia esiste tra il “ Santo
Stefano” e il “ Tempranillo” un vitigno di origine spagnola. Inoltre il “ Giacomino” presenta un
profilo SSR identico a quello del”Bonamico” mentre quello dell’ “ Abrusco” risulta corrispondente
ad un clone di “ Colorino” siglato come “RO-8”. Dalla caratterizzazione morfologica dell’esocarpo
si evince che la struttura dell’esocarpo degli acini osservata al microscopio ottico è risultata simile
nei due vitigni “Giacomino” e “Oliva”. La dimensione degli acini non sembra essere stata
influenzata dall’operazione di defogliazione in entrambi . Dalle misure effettuate sullo spessore
dell’esocarpo degli acini di “Giacomino”, la tesi defogliata, presenta uno spessore
significativamente minore rispetto al controllo . Infatti dalle sezioni fini deel’esocarpo si evidenzia
il chiaro effetto della defogliazione che ha diminuito lo spessore degli strati cellulari che appaiono
molto appressati fra loro. L’osservazione delle bucce in vivo ha evidenziato che negli acini di
controllo è possibile distinguere due forme cellulari , una regolare, allungata localizzata negli strati
più interni e parzialmente vacuolizzata e l’altra isodiametrica , più superficiale , caratterizzata da un
volume vacuolare decisamente maggiore rispetti a quello citoplasmatico. Al contrario , nella tesi
defogliata, si apprezzano maggiormente le cellule isodiametriche degli strati dell’epidermide. In
linea generale nei vitigni esaminati, l’esocarpo è composto da cellule da tipo collenchimatico e gli
strati cellulari variano da un minimo di 7 (“Sangiovese”) ad un massimo di 10 ( “Canina”).
All’invaiatura, l’epidermide è formata da 1 fino a 3 strati di cellule a contorno poligonale pressoché
regolare con pareti sottili e i cui vacuoli sono ricchi di antociani e fenoli.
Soltanto in “Canina” ad una riduzione del numero degli strati cellulari registrato alla maturità è
corrisposto una diminuzione dello spessore totale dell’esocarpo. In “Uva Vecchia” e “ Colorino
Pisa”,nonostante la diminuzione significativa del numero degli strati cellulari lo spessore è rimasto
invariato,mentre in “Santo Stefano” ed “Abrusco”,pur aumentando sensibilmente lo spessore,non
varia il numero degli strati superficiali.
Dall’analisi qualitativa si evince che l’ “Abrusco” appare buono sia da solo che utilizzato in
uvaggio per il “Sangiovese” ,anche se rimangono da trovare le proporzioni più opportune;analoghe
caratteristiche si sono riscontrate nel “Santo Stefano”,ma questo, presentandosi con una bassa
acidità ,deve essere abbinato ad un vitigno con una più forte acidità.Gli aspetti aromatici del
“Giacomino”sembrano invece idonei per un rosato o per un vino novello.La “Canina”,l’ “Oliva”e
l’ “Uva Vecchia” potrebbero essere utilizzati per vini rosati ,in virtù della loro acidità,oppure in
uvaggi. A riguardo della “Canina”si deve rilevare che ,essendo la più ricca di antociani,,fa pensare
a possibili interventi sulla chioma per modularne la maturazione.
Ed infine il “Grand Noir” è risultato sicuramente il più interessante per un eventuale affinamento in
legno.


